Il tuttologo

Dopo aver teorizzato che se qualcuno in Italia decidesse di prendere le armi per farsi giustizia da solo non sarebbe poi cosí folle, il professor Becchi si é lanciato in una nuova dichiarazione ad effetto:

“In Italia non puoi guardare il culo a una ragazza che ti accusano di femminicidio. Capita a tutti di vedere il sedere delle signorine, non faccio niente di male”

É davvero necessario pubblicizzare tutti i pensieri di questo fastidioso tuttologo? Nelle sue parole non trovo spunti o ragionamenti che possano davvero interessare e che quindi meritino di essere riportati dai media. Ora che abbiamo avuto modo di conoscerlo, proviamo a trascurare le sue bislacche uscite.

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Dagli al ministro

Da quando si è formato il governo Letta non manca giorno senza che una polemica coinvolga il nuovo ministro dell’integrazione Cecile Kyenge. Hanno iniziato i leghisti che l’hanno subito “invitata” a far visita ad una ragazza violentata da un ghanese (accomunando in modo becero ed insensato la politica, di origine congolese, con lo stupratore), per poi continuare criticando la scelta di un ministro che non è nato in Italia (arrivando addirittura a definirla, come fatto da un consigliere leghista del Comune di Prato, “nero di seppia”). Oggi è arrivata anche la contestazione da parte dei militanti di Forza Nuova che, in una manifestazione organizzata a Macerata, hanno imbrattato la sede del PD locale con la vergognosa scritta “Kyenge torna in Congo”.

Forza Nuova a Macerata

Perché non ci sono state polemiche anche sul fatto che Josefa Idem, ministro per le pari opportunità, dello sport e delle politiche giovanili, è nata in Germania? Viste le dotte critiche sull’importanza di avere dei rappresentanti politici nati e cresciuti in Italia, mi sarei aspettato anche una scritta “Idem torna in Vestfalia”.

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Le priorità

  • Togliere il finanziamento pubblico a partiti e giornali
  • Creare un Senato delle Regioni
  • Abolire le Province
  • Ridurre gli stipendi dei parlamentari
  • Cambiare la legge elettorale

Sentendo le parole di Letta, ma anche quelle di molti esponenti politici di maggioranza e opposizione, sembra che questi punti rappresenteranno tra le riforme che dovranno essere approvate con maggior urgenza. Quando vi svegliate la mattina, sono questi i problemi che vi assillano? Perché per quanto certi cambiamenti siano assolutamente positivi ed auspicabili, penso che i veri problemi dell’Italia siano decisamente altri e che queste riforme non debbano essere prioritarie rispetto ad interventi molto più significativi e sostanziali. Porre l’accento su questi punti mi sembra soltanto un modo per darci un contentino e spegnere la naturale indignazione di molti.

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Il vuoto a sinistra

Nonostante le proteste di gran parte degli elettori di centrosinistra ed i mal di pancia di un ristretto numero di eletti nelle file del Partito Democratico (molti dei quali prontamente tornati all’ovile dopo le prime critiche), il governo Letta ha ottenuto una larga maggioranza in Parlamento e quindi avrà l’onore e l’onere di guidare il paese. Diversamente da quanto ipotizzato fino a pochi giorni fa, il PD si è schierato quasi interamente a favore della nascita di questo governo “di larghe intese” con i voti decisivi del PDL, dimostrando una compattezza “a destra” che fa da contraltare alle molte defezioni registrate in occasione della votazione che avrebbe dovuto portare Romano Prodi al Quirinale.

Governo Letta

Dov’è finita la corrente di sinistra che fino a pochi fa aveva un ruolo centrale nella dialettica interna al centrosinistra? La fiducia votata dal Partito Democratico in modo così compatto sembra dimostrare la completa erosione della sinistra interna che, tranne Pippo Civati e pochissimi altri, non trova più spazio nelle decisioni strategiche. In questa fuga al centro, il PD sta lasciando a sinistra uno spazio elettorale sicuramente significativo che Grillo o altri sapranno ben presto occupare.

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La lista

Ecco la lista dei ministri per il governo Letta che in questo momento stanno giurando di fronte al Presidente della Repubblica:

Al ministero dell’Interno e vicepremier: Angelino Alfano
All’economia: Fabrizio Saccomanni
Agli Esteri: Emma Bonino
Alla Difesa: Mario Mauro
Alla Giustizia: Annamaria Cancellieri
Agli affari europei: Enzo Moavero
Affari regionali: Graziano Delrio
alle Infrastrutture: Maurizio Lupi
Lavoro: Enrico Giovannini
Alla Coesione territoriale: Carlo Trigilia
Rapporti con il Parlamento: Dario Franceschini
Pari opportunità: Josefa Idem
Alla Semplificazione: Giampiero D’Alia
Sviluppo economico: Flavio Zanonato
Politiche agricole: Nunzia De Girolamo
Università e ricerca: Mariachiara Carrozza
Salute: Beatrice Lorenzin
Affari costituzionali: Gaetano Quagliariello
all’ambiente: Andrea Orlando
all’Integrazione: Cecile Kyenge
Beni culturali: Massimo Bray

A questo punto nasce una domanda per gli elettori del Partito Democratico, ma in fondo anche per chi ha votato gli altri partiti che sostengono questo governo: avreste votato nello stesso modo sapendo che il vostro voto avrebbe portato a questo governo?

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La direzione del PD

Il Partito democratico con la rielezione di Napolitano ha compiuto un passo decisivo in direzione del centrodestra berlusconiano, dimostrando che per la maggioranza del partito è meglio voltarsi verso questa destra impesentabile che cercare un dialogo, sicuramente complicato, con le altre forze presenti in Parlamento. Dopo aver trovato l’accordo per la conferma di Napolitano al Quirinale, il passaggio successivo risulta, in questa logica, la formazione di un governo con i voti del PdL, che potrebbe arrivare a breve, guidato da Giuliano Amato o Matteo Renzi, nomi sicuramente graditi a Berlusconi. Ovvio che a questo punto una minoranza interna, più o meno grande, si dica contraria al tradimento del voto e delle intenzioni degli elettori democratici e protesti per questa decisione. Reazione per molti assolutamente normale, se non doverosa, ma non per Franceschini che ha invece ribadito che chi non voterà la fiducia a questo nuovo governo, figlio dell’inciucio, sarà espulso dal partito.

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Franceschini sembra sinceramente solo il portavoce di una chiara volontà di gran parte del partito, ma con queste parole innesca una reazione a catena che probabilmente porterà il PD ad una scissione a sinistra. Considerato questo atteggiamento e la mossa incomprensibile ed elettoralmente suicida di condividere il governo del paese con Berlusconi, esisterà ancora un Partito democratico domani?

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Le grandi manovre

Nonostante gli appelli e le speranze di molti, le possibilità che questo parlamento trovi una maggioranza in grado di formare un nuovo governo scemano di giorno in giorno. Se da una parte abbiamo la cocciutaggine di Bersani che si sente legittimato a guidare il prossimo esecutivo, nonostante il voto degli italiani non gli abbia garantito i voti necessari per andare avanti con il progetto politico immaginato alla vigilia, dall’altra parte c’è il Movimento 5 stelle che rifiuta ogni giorno qualsiasi possibilità di collaborazione. Napolitano ha dato a Bersani un incarico esplorativo per vedere se riuscirà a trovare una maggioranza pronta a sostenerlo, ma davvero non si vedono grandi possibilità in questo senso. Nel frattempo il centrodestra un giorno si offre di sostenere Bersani (in cambio della Presidenza della Repubblica) mentre quello successivo chiede elezioni immediate, dimostrando un orizzonte strategico come sempre limitato alla tattica politica del quotidiano.

parlamento_italiano

Resta la speranza, sempre più flebile, che si possa trovare una maggioranza che sostenga un governo di “responsabilità” guidato e composto da personalità meno legate al centrosinistra istituzionale (si parlava di un eventuale governo Rodotà), ma le dichiarazioni dei vari leader politici non sembrano portare in questa direzione. L’aria è invece proprio quella di un’ancora maggiore contrapposizione tra i “duri e puri” del Movimento 5 Stelle ed i “responsabili” del centrosinistra, posizioni che non rispecchiano le convinzioni dei due partiti, ma che sembrano perfette per convincere gli elettori della bontà delle proprie proposte.

Siamo già in campagna elettorale?

La sensazione è che in molti diano già per morta questa legislatura e si stiano preparando ad un’altra tornata elettorale. Se davvero non si dovesse trovare una soluzione, ci dovremo quindi aspettare mesi di incertezza politica, con svariate accuse sulle responsabilità di questa ingovernabilità, e con il governo Monti ancora in carica, nonostante il voto del 24 e 25 febbraio abbia decretato la marginalità del suo progetto politico. Di certo non la situazione auspicata da chi percepiva quell’aria di cambiamento che sembrava spirare prima del voto.

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