C’è vita oltre Di Pietro?

Dopo che Scilipoti e Razzi, due eletti tra le fila dell’Italia dei Valori, hanno abbandonato il partito per votare la fiducia al governo Berlusconi, sono ricominciate le discussioni circa le modalità di scelta dei candidati e più in generale sulla gestione del partito.

A rilanciare il dibattito è stata una lettera firmata da Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli con la quale chiedono al presidente Di Pietro di affrontare la “questione morale” all’interno del partito. Eccone uno stralcio tratto da Il fatto quotidiano:

Nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante “questione morale”, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati. Senza rese dei conti e senza pubbliche faide, crediamo che mai come adesso il presidente Antonio Di Pietro debba reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni. […]
Per questo oggi, con questo documento condiviso, rilanciamo la necessità di una brusca virata, e chiediamo al presidente Di Pietro di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi, un cambiamento, non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero. Gente, questa, che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe.
Abbiamo un patrimonio da cui ripartire, ed è quella “base” pensante e operativa, che non ha timore di difendere a spada tratta il suo leader Di Pietro ma nemmeno di rivolgersi direttamente a lui per chiedere giustizia e legalità all’interno del partito “locale”. Chiedono un deciso “no” alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito e si rifanno, con precisione chirurgica, una verginità politica.

La risposta di Antonio Di Pietro è stata molto dura, facendo capire che chi lo critica ha come unico obiettivo quello di prendere il suo posto alla guida del partito. Un modo per tagliar via la questione, ritenendola solo strumentale e non motivata da una reale esigenza di trasparenza. Un atteggiamento comune a molti dirigenti di partito che si arroccano sulle proprie posizioni per difendersi da cambiamenti che potrebbero non saper guidare.

Questo atteggiamento pone una domanda ancor più scottante. Per l’Italia dei Valori c’è vita oltre Di Pietro? Sopravviverà ad una futura sostituzione del suo leader? Oppure il presidente-padre-padrone dell’IDV sarà un novello Sansone che, nel momento della caduta, trascinerà con sé il partito che ha creato?

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