Mirafiori ed il centrosinistra indeciso

Pochi giorni fa nel suo blog Beppe Giulietti, deputato e portavoce dell’associazione Articolo 21, affrontava la questione “Mirafiori” e tracciava una netta divisione tra chi è a favore dell’accordo, firmato ieri dalle varie sigle sindacali, Fiom esclusa, e chi vede in questa intesa un durissimo colpo ai diritti dei lavoratori. Un punto molto interessante della sua analisi è quello relativo al fatto che i due schieramenti non ricalcano le distinzioni politiche presenti in parlamento. Questa contrapposizione ha infatti portato molti esponenti del Partito Democratico a sostenere che il piano proposto/imposto da Marchionne sia una buona opportunità per la Fiat, in modo completamente opposto rispetto ad altri esponenti del centrosinistra e dello stesso PD.

Basta leggere i commenti di alcuni leader politici di centrosinistra per comprendere quanto varie siano le valutazioni su questo tema:

PRO

Piero Fassino: “Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì al referendum sull’accordo a Mirafiori”

Sergio Chiamparino: “Lo scenario alternativo sarebbe di grande criticità per la città e per il Piemonte. Mi auguro, sollecito e auspico che i sindacati recuperino il tema della garanzia di rappresentanze per tutti”

Beppe Fioroni: “Nella crisi ci vuole coraggio, conservare significa recedere e perdere tutto”

Enzo Bianco: “L’accordo di Mirafiori e’ qualcosa che va ben oltre un’intesa contrattuale. Qui c’e’ di mezzo la partita sulla competitivita’ del sistema Italia. Senza una radicale innovazione del sistema produttivo e delle relazioni sindacali il nostro Paese e’ condannato a un rapido declino. Le linee di fondo del patto sottoscritto a Torino sembrano andare nella giusta direzione.”

CONTRO

Nichi Vendola: “Si vuole mettere il bavaglio a tutti coloro che non si allineano, imponendo l’eliminazione del sindacato che è renitente alla leva di Marchionne. Chi non è d’accordo non ha più diritto ad esistere nei luoghi di rappresentanza dei lavoratori”

Antonio Di Pietro: “Noi dell’Italia del Valori pensiamo che quell’accordo ponga prima di tutto un enorme problema di legittimità costituzionale. Sulla Costituzione repubblicana non si può discutere. Va rispettata senza se e senza ma. Invece, è proprio la Costituzione repubblicana che viene negata e cancellata quando si dice che d’ora in poi non varrà più la reale rappresentanza dei sindacati ma solo il loro aver firmato o meno un accordo”

Vincenzo Vita: “Il giudizio su tale vicenda deve essere forte e netto da parte del Pd perché è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa di un partito riformista”

Sergio Cofferati: “Si tratta di un inedito gravissimo nel panorama delle relazioni industriali perché si punta a cancellare qualsiasi forma di rappresentanza sindacale che non condivida le risoluzioni dell’azienda… Gli effetti sono evidenti a tutti.. Ci vuole una grande iniziativa per contrastare quanto è successo a Torino”

Un documento redatto dai vertici piemontesi del Partito Democratico ha cercato di rimettere insieme i diversi approcci:

L’accordo su Mirafiori come l’accordo su Pomigliano vanno valutati su due piani distinti, sebbene connessi: la riorganizzazione delle condizioni del lavoro; le regole della rappresentanza, della democrazia e della partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle sorti dell’impresa. Sul primo piano, la ridefinizione, impegnativa ed intensa, avviene a fronte di una prospettiva di sviluppo e di occupazione.  Sul piano delle regole della rappresentanza e della democrazia si compiono strappi ingiustificabili, mentre non si fa alcun passo avanti per la partecipazione dei lavoratori nell’impresa, anzi il ritorno alle Rappresentanze Sindacali Aziendali è un chiaro passo indietro”

Nonostante i tentativi di ricompattare le diverse (e probabilmente inconciliabili) posizioni, qual è la linea del Partito Democratico sull’accordo di Mirafiori? E’ una grande opportunità per il paese o è un pesante attacco alla rappresentanza sindacale?

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