Casini non ci può credere

Quando a gennaio 2008 Salvatore Cuffaro si dimise dalla carica di presidente della Regione Sicilia, schiacciato dalla condanna che gli era stata inflitta per favoreggiamento a Cosa nostra, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini aveva commentato eprimendo “un profondo apprezzamento per il suo senso delle istituzioni e per il suo amore per la Sicilia. La polemica mafia-antimafia non si può fare sulla pelle di Cuffaro e dell’Udc anche da parte di chi, in questi giorni, ha avuto un po’ troppe amnesie. Sono certo che tra qualche mese, quando Cuffaro sarà assolto da tutte le accuse, tanti sciacalli di queste ore saranno in prima fila a chiedergli scusa”.

La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna a 7 anni di reclusione e Cuffaro è stato tradotto in carcere per scontare la sua pena. Pierferdinando Casini e Marco Follini, per molti anni insieme a lui nell’UDC, hanno rilasciato una nota congiunta in cui esprimono “rispetto per la sentenza, come è doveroso in uno Stato di diritto e tanto più da parte di dirigenti politici. Ma, non rinneghiamo tanti anni di amicizia e resta in noi la convinzione che Cuffaro non sia mafioso”.

Basta questa loro personalissima convinzione per giustificare il fatto che hanno sostenuto e difeso per anni un politico che aiutava la mafia?

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