Una Fiat americana

In occasione del tanto discusso referendum di Mirafiori, l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne aveva minacciato la fuga in America in caso di vittoria del “no”. Molti lavoratori, preoccupati dall’eventualità, si erano decisi a votare a favore dell’accordo, sperando di salvare il posto di lavoro. Così il “sì” aveva vinto, anche se di misura.

Oggi Marchionne torna alla carica con il solito motivetto:

“Tra due o tre anni Fiat e Chrysler potranno diventare un’unica entità che potrebbe avere sede qui (negli Stati Uniti n.d.r.). Sono ancora ipotesi, stiamo studiando e comunque non faremo passi fino a quando non avremo restituito i prestiti concessi dai governi di Usa e Canada. Lo stabilimento di Mirafiori è un progetto fondamentale per il progetto di Fabbrica Italia, ma nel Bel Paese si fa troppa politica.”

Per Marchionne quindi investire in Italia non conviene più, c’è troppa politica, meglio andare negli USA… Non è che Marchionne, con il ricatto di Mirafiori o con le parole di oggi con cui attacca la politica italiana, sta ormai cercando solo un capro espiatorio per potersene andare dall’Italia? I politici ed i sindacati che hanno sostenuto la linea di Marchionne dovrebbero riflettere sul fatto che hanno ceduto sui diritti senza avere niente in cambio. Nemmeno la conferma della presenza della Fiat in Italia.

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Una risposta a Una Fiat americana

  1. fishcanfly ha detto:

    Eh già! C’è ancora molto da fare nel mondo operario! Post significativo!! Come il blog!

    Spero avrai modo e voglia di ricambiare la visita nel nostro blog dove si discute un argomento affine…

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/19/lo-strip-tease-dei-diritti-4/

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