La lezione di Benigni

Anche questa volta l’apparizione di Roberto Benigni in una trasmissione Rai è stata preannunciata dalle solite polemiche. La sua partecipazione a Sanremo ha infatti scatenato la solita ridda di polemiche da due soldi circa il compenso che avrebbe percepito: 250.000 euro. Una cifra considerata dai soliti polemisti di professione troppo pesante per le povere casse della Rai. Ecco cosa aveva dichiarato negli scorsi giorni il senatore della Lega Nord Cesarino Monti:

“Il patriota Benigni con la sua morale di 30 minuti prende il 60% in più dell’indennità di carica di un anno di un parlamentare italiano. Dove sono i moralisti? Dove sono quelli che pagano il canone? Dove sono i ricercatori, i cassintegrati, i precari e coloro che vivono con 1.200 euro al mese? Anche nel grande contenitore di precari come la Rai, questo rientra nell’amor patrio”

Il punto della questione non è se la cifra destinata a Benigni sia troppo alta, ma il fatto che queste polemiche spuntino fuori solamente quando è in discussione la partecipazione di intellettuali di alto profilo che possono innalzare il livello delle varie trasmissioni con i propri interventi. Non sarà che per una certa classe dirigente la semplice partecipazione di personaggi come Benigni, capaci di rendere ridicola la loro falsa retorica, sia da combattere a prescindere?

Perfetto l’editoriale di Marina Corradi su L’avvenire circa l’importanza dell’intervento di Benigni:

“Bello, davvero. Bello e inusuale, oggi, sentire parlare d’Italia a quel modo: con memoria e gratitudine. Ci voleva un poeta per osare, in tempi avviliti e rabbiosi, parlare così dell’Italia.”

“Perché i poeti, come ha detto Benigni sono spinti dal desiderio. E il desiderio è il motore grande che muove la storia e i popoli: il desiderio di un bene comune, di continuare, e tramandare passioni e memoria nei figli. Ci voleva anche un po’ di coraggio, in questo febbraio 2011, per esortarci all’ “allegro orgoglio” di appartenere al luogo in cui viviamo, al popolo da cui veniamo, per dirci che “occorre volere bene al Paese in cui si è nati”. Benigni ha avuto questo coraggio in tempi in cui da tv e giornali ci si rovesciano addosso ogni giorno cronache di miserie ed insulti.

Ci ha raccontato da quanto viene lontana la nostra storia, e quanta bellezza ha creato, e in quanti sono morti per raggiungere quell’unità d’Italia che oggi è scontata o contestata. L’Italia si è commossa, l’altra sera. A nome di tanti Napolitano ha detto grazie a Benigni. Qualcuno invece non ha apprezzato: chi soffia male sui localismi, chi sogna nuovi confini e piccole Italie privilegiate. Non ha apprezzato probabilmente anche chi ha nelle lacerazioni il suo pane. Non piace, quell’istante di timido incredulo orgoglio comune, a chi ama disfare più che costruire”.

Anche per Sanremo, nonostante il livello altissimo raggiunto dalla performance di Benigni, si è quindi ripetuto lo stesso triste teatrino messo in scena in occasione del suo intervento a Vieni via con me. In quella occasione Benigni aveva dovuto rinunciare al compenso pur di dare il suo contributo ad una trasmissione tanto meritevole.

Questa volta ha invece partecipato e, dopo aver commosso l’Italia con il suo lungo elogio del Risorgimento italiano culminato con la toccante interpretazione dell’inno di Mameli, ha devoluto in beneficienza l’intero cachet. Così i 250.000 euro pagati dalla Rai serviranno per la costruzione di una nuova ala dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze. L’ennesima lezione di stile di questo meraviglioso italiano.

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