Se vince Gheddafi…

In Libia siamo ormai alla guerra civile. Secondo alcune fonti sarebbero addirittura mille le persone morte oggi nei bombardamenti ordinati da Gheddafi per colpire i manifestanti. Una cifra spaventosa che però non sembra turbare il dittatore libico che in diretta tv ha rilanciato la sua sfida:

“Non sono un presidente, sono la guida della Rivoluzione e tale resterò anche a costo del sacrificio della vita”

“I gruppi di giovani, drogati, attaccano le caserme e le nostre famiglie noi vogliamo la pace in Libia, hanno approfittato di pace e benessere per attaccare i centri: hanno bruciato i fascicoli dei loro crimini nei commissariati di polizia. Non hanno colpa, sono giovanissimi che vogliono imitare quelli di Tunisia ed Egitto, sono malati, infiltrati nelle città e pagati. I caduti sono tra questi giovani e tra i poliziotti. Ma chi organizza tutto ciò vive tranquillo all’estero”

“Marcerò da un estremo all’altro del deserto della Libia per purificare il Paese, e con me milioni di persone”

“Ora c’è una relativa calma e sicurezza nel Paese. E vogliamo usare questa calma per riportare l’ordine”

“Uscite dalle vostre case e andate a catturare questi ratti, io non ho ancora usato la forza. I ratti hanno rovinato le nostre case, preso possesso dell’aeroporto di Bengasi”

“Fino ad ora non abbiamo usato la forza. Se saremo costretti lo faremo”

“Non ho dato io l’ordine di sparare. Quando darò l’ordine potrete sparare e bruciare tutto”

Di fronte all’inaudita violenza di queste parole viene naturalmente da pensare al comportamento tenuto nei confronti di Gheddafi, per anni accolto come un capo di stato illuminato, con il solo scopo di potersi garantire vantaggiosi accordi economici o in tema di immigrazione (chiudendo gli occhi sulle violazioni dei diritti umani).

Come si chiede anche Fulvio Scaglione su Avvenire, se Gheddafi dovesse uscire vincitore da questa vera e propria guerra civile, sarebbe di nuovo considerato un partner internazionale affidabile?

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