Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia

18 agosto 1978. Quel giorno presso l’isola di Cavallo in Corsica si verificò una sparatoria a cui prese parte anche Vittorio Emanuele di Savoia (per la precisione il vero nome è Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia). Un giovane studente tedesco, Dirk Hammer, che stava dormendo in una barca ormeggiata poco lontano da dove si era verificato lo scontro a fuoco, fu colpito alla gamba da un proiettile e, dopo una lunga agonia, morì. L’erede dei Savoia fu accusato di aver sparato il colpo che aveva portato alla morte del diciannovenne tedesco, ma riuscì a farsi prosciogliere da questa gravissima accusa sostenendo che alla sparatoria avevano partecipato anche altri soggetti che erano poi fuggiti e non erano mai stati rintracciati dalla polizia francese.

In un video pubblicato oggi sul sito de “Il fatto quotidiano“, si vede Vittorio Emanuele di Savoia che racconta ad altri due detenuti del carcere di Potenza, dove l’erede della casa reale si trovava per via dell’indagine di “Vallettopoli”, la sua versione di quell’episodio:

“Io le posso dire che Isolabella (un suo legale ndr) è venuto al mio processo in… a Parigi e, il processo, anche se io avevo torto… torto. […] allora io ho cambiato sei persone dei giurati perchè io ho il diritto se non mi piace di cambiare. Io avevo una batteria di avvocati. […] Devo dire che li ho fregati. Eccezionale. […] Il Procuratore ha chiesto 5 anni e 6 mesi. Ero sicuro di vincere. Più che sicuro. […]

Adesso chiediamo ai giurati che si sono, chiediamo ai giurati di ritirarsi per rispondere su tre punti: “C’è stato un atto volontario del signor Savoia?”, “Il signor Savoia è responsabile della morte?”, “Il signor Savoia aveva sì o no un’arma da fuoco?”. Si sono ritirati. Due ore dopo sono arrivati lì. […] Il primo punto: “dal signor Savoia nessun atto volontario”. Secondo punto: “il signor Savoia non è affatto responsabile della morte del tedesco”. Terzo punto: “Sì, è una carabina anteguerra”. Gli diamo sei mesi con la condizionale… Sei mesi: c’era l’amnistia. Non l’hanno neanche scritto. Sono uscito […]

Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione è andato qui e ha preso la gamba sua […] passando attraverso la carlinga.

Quello che sarebbe stato il re d’Italia che, nel carcere dove si trovava per le accuse, poi cadute, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, al falso e allo sfruttamento della prostituzione, ammette di aver sparato ed ucciso lo studente tedesco… Quale migliore spot per la repubblica? Almeno con questo sistema politico c’è sempre la possibilità, seppur a volte remota, di mandare a casa un presidente del consiglio che non ci soddisfa…

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