Regole interne

La maggioranza di governo ha pesantemente rischiato di andare sotto alla Camera nella votazione sulle mozioni dell’opposizione che cercavano di accorpare elezioni amministrative e referendum. Le tante assenze nei banchi della maggioranza avevano fatto tremare il governo che alla fine è però riuscito a prevalere seppur con un solo voto in più.

Ad essere decisivo è stato il voto di Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nelle file del Partito Democratico che, contrariamente a quanto deciso del suo gruppo parlamentare, ha votato insieme alla maggioranza contro l’election day ed ha fatto in modo che le due sessioni elettorali non siano accorpate (con un aumento di costi di circa 350 milioni di euro).

Marco Beltrandi

Beltrandi ha spiegato il suo punto di vista:

“Ho votato in dissenso dal Pd perchè sono contrario al quorum e perchè penso che l’election day sia un sotterfugio per aggirare la legge. I miei compagni radicali lo sanno: io sono ferocemente contrario all’abbinamento amministrative e referendum. Lo ritengo un escamotage per raggiungere il quorum. Il mio dissenso è politico, figuriamoci se voglio passare in maggioranza.”

Sono dell’idea che sia sempre meglio una classe politica fatta di persone libere che scelgono in base alla propria coscienza, anche andando contro alle decisioni prese dal proprio gruppo parlamentare, invece di una composta da docili dipendenti, ma in questo caso mi sembra si sia andati oltre. Una cosa è votare in dissenso con i propri colleghi su temi fondamentali (in cui comunque viene spesso garantita la libertà di coscienza), un’altra farlo su aspetti come questi, relativi alla “gestione” della cosa pubblica e non legati a precise convinzioni etiche.

Fino a che punto si può spingere la libertà di voto dei parlamentari?

Penso che deputati e senatori, pur liberi di dissociarsi su alcuni temi dalle indicazioni fornite loro dai gruppi parlamentari di appartenenza, debbano agire all’interno di ben precise regole interne, anche per evitare un eccessivo frazionamento dell’azione politica.

Su decisioni come queste deve quindi valere un certo grado di disciplina e pertanto, obtorto collo, Beltrandi doveva seguire la linea decisa dal suo gruppo parlamentare. Oppure, se non accetta di dover sottostare a certe regole, semplicemente abbandonarlo.

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2 risposte a Regole interne

  1. laura ha detto:

    Tutto vero. Però non trascuriamo il fatto che non hanno partecipato al voto 10 deputati del Pd, 8 di Fli, 4 dell’Udc e 2 dell’Idv. Profumatamente pagati e, fossero stati presenti, avrebbero garantito l’approvazione della mozione.

  2. unadomanda ha detto:

    Sicuramente quello delle continue assenze (a volte davvero ingiustificabili) dei parlamentari di opposizione è una questione fondamentale per spiegare questa fase politica, soprattutto ora che la maggioranza non gode più di numeri così nettamente favorevoli.

    Le conseguenze di queste assenze continuiamo a pagarle solo noi.

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