Se 200 posti letto vi sembran pochi

A volte è fin troppo facile lamentarsi delle istituzioni. Spesso lo si fa a ragion veduta, ma in molti casi c’è anche la tendenza a liberarsi la coscienza da responsabilità che dovrebbero ricadere sulla collettività che non si muove abbastanza. Per esempio è facile protestare per lo smog delle nostre città, ma se tutti usassimo i mezzi pubblici potremmo autonomamente contribuire a risolvere almeno in parte questo problema.

Deve essere partito da un ragionamento di questo tipo, l’albergatore veronese Giorgio Tedeschi che, invece di lamentarsi della situazione, si è proposto di ospitare nelle sue strutture circa 200 profughi in fuga da Libia e Tunisia, pronto a garantire loro anche il vitto.

Le richieste indirizzate alla Prefettura ed alla Provincia di Verona sono però rimaste inascoltate e non è arrivata alcuna risposta ufficiale. Il signor Tedeschi ha commentato questo silenzio da parte delle istituzioni,  raccontando di aver avuto l’impressione di aver solo dato fastidio. Probabilmente quella di garantire delle sistemazioni dignitose ai profughi non era la priorità degli amministratori…

Così, se la situazione non dovesse sbloccarsi, i 200 posti letto messi a disposizione non saranno utilizzati e le persone che avrebbero beneficiato di questa disponibilità dovranno arrangiarsi in qualche altro modo (non si sa bene come); il comportamento del signor Tedeschi però resterà un importante segnale che sta a dimostrare che tutti noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa di concreto. Per chi suona la campana?

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Una risposta a Se 200 posti letto vi sembran pochi

  1. Michele ha detto:

    Gli italiani che si mettono in gioco per contribuire a risolvere in prima persona sono sempre più merce rara di questi tempi, purtroppo. Sembra che ogni cosa, anche l’aiuto più umano e immediato debba esser lasciata all’iniziativa statale e ci si lava le mani come Ponzio Pilato dinanzi alle difficoltà della propria comunità, paese, nazione. “Non chiedete cosa possa fare il paese per voi: chiedete cosa potete fare voi per il paese”: oggi sembrano parole morte e sepolte, ma sono il sale per ogni democrazia che voglia essere veramente partecipata.
    Michele, Attualitalia

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