24 miliardi all’anno

C’è la crisi e bisogna stringere la cinghia.

Questo è ormai il mantra che ci viene ripetuto in tutte le salse per giustificare i sempre più corposi tagli ai servizi,  l’aumento dell’Iva, le minori risorse per gli Enti locali, il blocco dei rinnovi contrattuali per i dipendenti pubblici, il patto di stabilità e tante altre amene pensate ritenute necessarie per salvaguardare gli equilibri di bilancio. In tutto questo non si comprende come mai, invece di tagliare tanti servizi importanti per i cittadini, non si consideri la possibilità di ridurre l’ammontare della nostra spesa militare. Al riguardo Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace, ha commentato:

“È venuto il tempo di tagliare e rivedere completamente la nostra spesa militare. È giusto continuare a spendere in questo modo 24 miliardi di euro all’anno? Ce lo possiamo permettere? È questo il modo migliore per garantire la nostra sicurezza? Non è un discorso ideologico ma decisamente pragmatico. Non è un problema di coscienza, ma di utilità pubblica. Ventiquattro miliardi sono una somma enorme e ogni tentativo di censurare o stroncare sul nascere anche solo la discussione su questi soldi non è soltanto un attentato alla democrazia, ma anche un ostacolo insormontabile posto sulla via di uscita dalla crisi. Niente è più inutile di una portaerei, un sommergibile o un cacciabombardiere per proteggere i cittadini dalle mafie e dalla criminalità organizzata, dal terrorismo e dalla malavita, dall’illegalità, dalla corruzione e dalla disoccupazione, dall’inquinamento o dalla sofisticazione alimentare. Eppure continuiamo a comperare costosissimi sistemi d’arma e lasciamo i poliziotti senza auto e benzina.”

Come sempre si tratta di scelte politiche. Quindi la prossima volta che ci diranno che dobbiamo fare un sacrificio per salvare la barca che affonda, sapremo che, tra le varie soluzioni alternative, è stato deciso che saremo noi a “pagare” la crisi.

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