Le chiacchiere di Brunetta

Il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta da anni ormai si preoccupa più di esternare il proprio disagio per i problemi della Pubblica Amministrazione che, forse a sua insaputa, dovrebbe invece risolvere.

Per esempio hanno fatto grande scalpore le dichiarazioni del ministro su Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) e certificazioni antimafia:

“Nei rapporti con la Pa, i certificati saranno completamente eliminati e sostituiti sempre dalle autocertificazioni. […] Questo varrà innanzitutto per il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) e per le certificazioni antimafia: nulla sarà più richiesto al cittadino e si dovrà procedere sempre all’acquisizione d’ufficio”

Il ministro probabilmente ignora la Legge 2/2009 che, all’art. 16-bis comma 10, stabilisce che “le stazioni appaltanti pubbliche acquisiscono d’ufficio, anche attraverso strumenti informatici, il documento unico di regolarita’ contributiva (DURC) dagli istituti o dagli enti abilitati al rilascio in tutti i casi in cui e’ richiesto dalla legge”.

La rivoluzione annunciata da Brunetta in pratica è già legge da due anni e mezzo.

Tra le varie modifiche pensate e sbandierate ai quattro venti dal ministro, c’è anche la proposta di premiare i dipendenti pubblici più efficienti e di colpire quelli “fannulloni”, garantendo tre fasce di merito per quanto riguarda il pagamento della produttività:

  • Quelli bravi (il 25% dei dipendenti) che avrebbero preso la quota intera della produttività.
  • Quelli sufficienti (il 50% del totale) che avrebbero preso una quota pari al 50%
  • Quelli scarsi (l’ultimo 25%) che non avrebbero percepito alcuna produttività.

Senza voler entrare nel merito della scelta (e soprattutto sulle modalità con cui sarebbero state assegnate queste pagelline), è innegabile che tanti avevano visto in questa riforma una rivalutazione del merito ed una contestuale penalizzazione per chi non fa il proprio dovere.

Dopo tante chiacchiere e titoli di giornale (il decreto Brunetta è del 2009), questa riforma resta però ancora solo sulla carta. Il primo agosto, mentre tutti erano in ferie, il governo ha infatti approvato un Decreto Legislativo che precisa che tale riforma prenderà il via soltanto con il prossimo contratto pubblico firmato. Peccato che il rinnovo dei contratti sia stato bloccato e che quindi non se ne farà di niente per almeno un altro paio d’anni…

Più che il governo del fare, non vi sembra il governo delle chiacchiere?

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2 risposte a Le chiacchiere di Brunetta

  1. cordialdo ha detto:

    Brunetta, come è documentato in immagini Google, passa il suo tempo a dormire durante i convegni o a mettersi le dita del naso come fanno tutti i raffinati come lui. Ovvio che non gli resti tempo per leggere le norme che riguardano la pubblica amministrazione. Sono noiose come i convegni ai quali partecipa!

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