Patto di (in)stabilità

Sui giornali siamo costantemente tempestati da uscite, ovviamente senza alcuna concreta conseguenza, di qualche rappresentante della maggioranza di governo che ci propina la solita storia della rivoluzione liberale, della volontà di Berlusconi di aiutare il ceto medio, di una pronta ripresa economica giusto dietro l’angolo. Ormai sono in pochi a credere a queste promesse di un governo ormai stanco che si vanno poi a scontrare con la realtà di questa Italia in ginocchio. Anche la Corte dei Conti, giudicando la manovra sprovvista della necessaria copertura economica, ha ribadito che “i tagli lineari alle agevolazioni avrebbero effetti recessivi” e che “bisogna cercare altre fonti che non penalizzino lavoro e imprese”.

La Lega Nord nell’ormai noto comizio di Pontida richiedeva a gran voce e senza indugi la modifica del patto di stabilità che sta mettendo in difficoltà gli Enti Locali e, di conseguenza, tutte le ditte che lavorano per queste Amministrazioni. Ovviamente non è successo niente e quindi, già ad ottobre, gran parte delle Amministrazioni Pubbliche hanno dovuto bloccare i pagamenti, con conseguenze in molti casi catastrofiche per le imprese che si vedono negati i frutti del proprio lavoro.

La protesta dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e dell’UPI (Unione delle Province Italiane) è compatta ed anche i sindaci ed i presidenti di Provincia eletti nelle file del centrodestra reclamano a gran voce un intervento per poter vedere garantito il normale svolgimento delle proprie funzioni. Non è un caso che uno dei volti di questa protesta sia proprio quello di Gianni Alemanno, sindaco di Roma ed ex ministro del governo Berlusconi.

E’ così che il governo pensa di aiutare le imprese? Perchè più che contenere la spesa pubblica, con questa stretta stanno strangolando le piccole e medie imprese che già vivono un periodo di grave crisi e che speravano di poter far affidamento almeno sulle commesse pubbliche per restare in vita.

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