Le mani sulla città

Sabato scorso è arrivata una sentenza in qualche modo storica che ha portato alla condanna di 110 imputati per associazione mafiosa, confermando l’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano guidata da Ilda Bocassini. Il grande pubblico televisivo è ormai da tempo abituato a vedere condanne così esemplari quando si tratta di Campania, Sicilia o Calabria, ma è rimasto spiazzato scoprendo che anche la Lombardia è costantemente oggetto delle attività criminali della ‘ndrangheta.

Vi ricordate le polemiche che nacquero dall’allarme lanciato da Roberto Saviano sulle infiltrazioni mafiose al Nord? L’allora ministro degli Interni Roberto Maroni impose addirittura la sua presenza nella successiva puntata della trasmissione “Vieni via con me” per difendere il proprio operato e smentire la presenza di certe realtà criminali al Nord. Oggi si è definitivamente squarciato il velo che nascondeva quella ipocrisia, che è il primo vero punto di forza delle mafie. Come accaduto infatti anche al Sud, la negazione del fenomeno rischia di essere il più grande alleato dei boss che possono così continuare a fare affari lontano dai riflettori.

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha così commentato:

“E’ la prima sentenza, storica, che riconosce la natura unitaria e verticistica della ‘ndrangheta finora sempre rappresentata come gruppi di clan a base familiare spesso in lotta fra loro. Mi ricorda quando 24 anni fa come giudice a latere del maxi processo di Palermo si dette l’imprimatur, il bollo alla identica teoria della natura unitaria e verticistica di Cosa nostra elaborata dal pool antimafia di Falcone e Borsellino. […] Intanto è stata riconosciuta l’esistenza dell’associazione mafiosa a Milano, in passato abbiamo avuto difficoltà a far ritenere l’esistenza dell’associazione di tipo mafioso a Milano, si era un po’ restii ad affrontare questi temi. Tutte le indagini per associazione finivano nei territori d’origine per competenza. Oggi abbiamo un’associazione a Milano legata con un cordone ombelicale alla Calabria. E’ la prima volta che si riesce a dimostrare una cosa che abbiamo sempre pensato. Questa visione nitida non può che aiutare le successive indagini, per decidere sull’appartenenza alla ‘ndrangheta non deve essere più necessario provare l’esistenza dei singoli clan, sarà molto più facile”.

Nelle ultime settimane ho letto “Le mani sulla città”, un interessante libro scritto da Gianni Barbacetto e Davide Milosa che racconta le varie facce della ‘ndrangheta a Milano e provincia: dagli appalti pubblici ai rapporti con la politica locale, dal traffico di droga alle intimidazioni nei confronti dei cittadini che si oppongono.

Una libro che racconta in modo molto preciso una lunga serie di avvenimenti che confermano la presenza ormai capillare della ‘ndrangheta e che sottolinea gli errori che i politici locali hanno commesso nel sottovalutare, nella migliore delle ipotesi, la portata di certi episodi. Perché non si può rimanere stupiti se la criminalità organizzata viene attirata dalle enormi possibilità di guadagno illecito che una regione ricca come la Lombardia può garantire. Ormai non ci possiamo davvero più permettere di far finta di niente…

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Una risposta a Le mani sulla città

  1. cordialdo ha detto:

    Il leghista Maroni, col suo “elenco” letto da Fazio per contestare,a suo avviso, Saviano ha fatto la figura pietosa di un disinformato ministro degli interni o di complice della ‘nadrangheta, insieme al Prefetto di Milano che non si limitava a ricevere su appuntamento le amichette del caiNano ma concedeva loro il permesso di posteggiare nel cortile del Palazzo del Governo,
    Proprio una bella coppia!,

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