Neanche un caffè

Il 3 settembre 1982, esattamente 30 anni fa, veniva barbaramente ucciso il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro ed all’agente della scorta Domenico Russo. La mafia in quel 1982 colpiva a ripetizione ed il conto delle vittime saliva terribilmente quasi ogni giorno. Su Il fatto quotidiano di ieri è stato pubblicato un ricordo del figlio Nando Dalla Chiesa, oggi presidente onorario dell’Associazione Libera, che ci racconta la convinzione che ha spinto tanti protagonisti della lotta alla mafia di quei durissimi anni.

Facendo in qualche modo riferimento anche all’ultima intervista rilasciata dal generale Dalla Chiesa prima dell’agguato, Nando Dalla Chiesa riporta il pensiero di suo padre, come se ci parlasse ancora oggi:

“Se un poco di buono ora, mentre siamo qui, mi invita a prendermi un caffè con lui, io potrei anche infischiarmene delle mie responsabilità. Che cosa mi si potrebbe rimproverare? Uno sconosciuto mi ha offerto un caffè e io l’ho accettato, per pura e doverosa cortesia. E invece la divisa che mi vedi addosso rappresenta tutto il paese, rappresenta pure te, anche se non lo sai, anche se fai quella faccia. E quindi se il caffè lo prendo, che so, con un pregiudicato e questo lo va a dire o ci fotografano insieme, io disonoro questa divisa, il paese che rappresento e pure te”

Dopo aver letto queste parole, cosa pensate che avrebbe detto il generale Dalla Chiesa della famosa trattativa Stato-Mafia? Il giornalista Attilio Bolzoni, nel documentario omonimo, definisce Dalla Chiesa ed altre vittime di mafia, come “Uomini soli”, dimenticati dalle istituzioni che invece avrebbero dovuto alimentare e difendere quelle battaglie di legalità. In un’Italia guidata da personaggi vicini alla mafia che, dieci anni dopo, avrebbe anche cercato un accordo con i boss, la schiena dritta del generale Dalla Chiesa non poteva certo andare di moda.

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