La scarsa memoria di un rivoluzionario italiano

Ieri a La Zanzara, la famosa trasmissione di Radio 24 a cura di Giuseppe Cruciani, è intervenuto il fondatore del movimento politico CSP (Comunisti – Sinistra Popolare) Marco Rizzo che pochi mesi aveva guadagnato i titoli dei giornali per le sentite condoglianze rivotle al popolo nordcoreano in occasione della scomparsa di Kim Jong-il.

Dopo aver chiarito che vuole “un cambio radicale” e che sogna addirittura “l’Italia sovietica”  Rizzo ha dato una lezione di marketing politico:

“Io sono un comunista vero, non di quelli finti, noi non vogliamo fregar la gente. Uno se è comunista è comunista, marxista-leninista, ha un’idea di cambiamento radicale. Se invece non ce l’ha questa idea, allora appunto può andare con Vendola, può andare con chi vuole, ma questa società con quella gente lì non la cambiate. Cambiano i dirigenti del vapore, ma la nave va in quella direzione. Quando sento Renzi dire che da venti anni non hanno fatto niente… Se arriva Renzi tra venti anni diranno di lui “non è successo niente” perché questo è il sistema…”

Ponendosi come comunista duro e puro, Rizzo spera di guadagnare, dal punto di vista elettorale o meno, un piccolo spazio a sinistra e così cerca di risultare credibile attaccando le alternative “morbide” offerte dai vari Sinistra Ecologia Libertà, Movimento 5 stelle, Italia dei Valori eccetera. Rizzo però trascura il fatto che per anni ha sostenuto i governi del primo centrosinistra, che tutto possono apparire tranne che rivoluzionari, e che per farlo ha spaccato il suo partito, Rifondazione Comunista, per guidare l’ala più “moderata” alla creazione del Partito dei Comunisti Italiani, che ha di fatto permesso che quella esperienza di governo non terminasse. Comportamento difficile da capire da chi oggi sogna una svolta radicale che porti ad un’Italia sovietica. Oppure Rizzo riteneva che i governi guidati da D’Alema e da Amato fossero la strada giusta per arrivare alla dittatura del proletariato?

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