Aspettando il cambiamento

Si è conclusa la breve, ma comunque estenuante campagna elettorale che porterà al voto di domani e lunedì e quindi ad un nuovo parlamento che si spera possa dimostrarsi molto diverso dal precedente. Per molto tempo i vari partiti hanno promesso un rinnovamento che avrebbe dovuto garantire facce nuove ed una politica effettivamente diversa, mentre in realtà queste promesse hanno presto lasciato il posto ai vecchi protagonisti ed ai soliti accordi elettorali che hanno caratterizzato le ultime legislature. La destra che diceva di volersi rinnovare, per  ripresentarsi davanti agli elettori con un nuovo progetto politico, nato dall’abbandono di Berlusconi e da vere primarie per stabilire il prossimo leader, ha poi nuovamente puntato sul vecchio ticket PDL-Lega con Berlusconi come vero mattatore (nonostante le dichiarazioni che lo volevano in posizione defilata in un eventuale nuovo governo di centrodestra in favore del timido Alfano).

Tovagliolo Berlusconi

Il tovagliolo dove Berlusconi aveva tracciato il presunto nuovo corso del centrodestra

Berlusconi aveva anche disegnato la nuova tendenza che avrebbe dovuto portare ad un centrodestra “nuovo e pulito”, ma con l’avvicinarsi del voto qualsiasi vana illusione di rinnovamento è stata definitivamente abbandonata. Gli elettori del centrodestra si ritrovano quindi con la stessa coalizione di sempre, in mano ai soliti noti e zeppa di impresentabili. Crederanno ancora nelle solite vecchie promesse?

Il centrosinistra, sicuramente stimolato dalla “rottamazione” voluta da Matteo Renzi e dalla minaccia elettorale rappresentata dal Movimento 5 stelle, ha messo da parte molti dei suoi  leader storici (D’Alema e Veltroni in primis) ed ha istituito delle primarie per far scegliere agli elettori anche una consistente parte dei suoi candidati per la Camera ed il Senato, ma sembra non aver attraversato completamente il guado. In particolare, il Partito Democratico è ancora troppo lontano dalla gente, impermeabile alle contaminazioni esterne ed ancora troppo timido nell’aprirsi alle associazioni ed ai movimenti che gravitano nel mondo del centrosinistra. Troppo spesso questo atteggiamento di rinnovamento appare quindi orientato ad un cambiamento solo di facciata, studiato per “accontentare” i potenziali elettori, stanchi dei privilegi della casta.

Non si può certo parlare di cambiamento, senza citare il Movimento 5 stelle che, come vera novità politica di queste elezioni, propone di spazzare via (da qui la definizione di “Tsunami tour”) la vecchia classe dirigente per proporre un nuovo modello fatto di democrazia liquida e di scelte innovative. Sarà vera gloria? Il Movimento 5 stelle, una volta arrivato in Parlamento (i sondaggi gli attribuiscono un risultato elettorale molto positivo), saprà mantenere questa carica di innovazione, perdendo magari per strada certe esagerazioni che molti elettori, che come Grillo  sognano un cambiamento, non tollerano?

Monti, al suo arrivo a Palazzo Chigi alla fine del 2011, poteva rappresentare un volto nuovo,  ma la coalizione che lo sostiene, fatta dai soliti Casini e Fini, non riesce a rappresentare una vera novità politica e la campagna elettorale condotta dall’ormai ex presidente del Consiglio somiglia da vicino a quella dei peggiori politicanti della nostra storia repubblicana, fatta di dichiarazioni ad effetto, prontamente smentite, e di “marchette” televisive di dubbio gusto.

Se poi andiamo a vedere anche i partiti minori, la carica innovativa che all’inizio aveva caratterizzato i movimenti Fare – Per fermare il declino e Rivoluzione Civile si è velocemente ridotta. Il partito di Ingroia, che molti speravano potesse essere un punto di riferimento per gli elettori di sinistra delusi dal Partito Democratico, è diventato presto il rifugio per molti vecchi politicanti o leader di partiti minuscoli che da soli non sarebbero stati eletti e che ora invece, raggruppati sotto un unico simbolo, potrebbero raggiungere la soglia necessaria per entrare in parlamento.

Considerando che una rivoluzione nella politica italiana, non può necessariamente avvenire in una sola notte, siete soddisfatti dal cambiamento che la scena politica ha visto in questi mesi? Per quanto mi riguarda penso che si poteva (e si doveva) fare di più, ma che domani e lunedì, nonostante un’orribile legge elettorale e le scelte timide di molti partiti, gli italiani possano dare maggior concretezza al cambiamento che molti, a parole, si augurano.

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