Il fango non passa di moda

Lo stile Sallusti colpisce ancora. Dopo essere stato al centro delle cronache per la condanna per diffamazione comminatagli per le menzogne che, dalle pagine di Libero, Renato Farina aveva sputato sul magistrato Giuseppe Cocilovo, accusato di aver costretto una minorenne ad abortire, siamo alle solite. Come riportato anche da Marco Travaglio su Il fatto quotidiano di oggi, Sallusti è stato condannato per aver attaccato Mario Calabresi, direttore de La Stampa e figlio della di Luigi Calabresi, vittima del terrorismo rosso degli anni ’70, sparando il suo sprezzante giudizio sul giornalista, a suo dire colpevole di essere troppo vicino alla sinistra:

“Mario Calabresi sta strizzando l’occhio a chi gli ha ucciso il padre”

Come detto ci sono state grandi discussioni in merito alla pena da disporre nei confronti di un giornalista che diffama ed in tanti, anche condannando il vergognoso comportamento di Sallusti, lo avevano difeso (i più esagerati avevano anche coniato l’incredibile motto “Siamo tutti Sallusti”), ritenendo per un caso del genere comunque spropositata la detenzione.

Sallusti

Quello che colpisce è il fatto che nonostante queste discussioni in merito alle responsabilità dei giornalisti, la situazione dell’informazione in Italia non è migliorata ed ancora oggi assistiamo al comportamento scorretto di molti cronisti che non si fanno problemi nel sputare veleno sulle proprie “vittime designate” e che fanno della celebre macchina del fango un riferimento costante. In che modo possiamo ovviare all’impunità di questi cronisti che si permettono di tradire la verità per i loro interessi di parte? Troppo pochi gli interventi di censura da parte di un debolissimo Ordine dei Giornalisti che, nonostante tutte le menzogne pubblicate da Sallusti e soci, raramente ha preso provvedimenti. Se il giornalismo non riesce a difendere la propria etica, non ci si deve poi stupire del successo della macchina del fango.

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