Il fango non passa di moda

Lo stile Sallusti colpisce ancora. Dopo essere stato al centro delle cronache per la condanna per diffamazione comminatagli per le menzogne che, dalle pagine di Libero, Renato Farina aveva sputato sul magistrato Giuseppe Cocilovo, accusato di aver costretto una minorenne ad abortire, siamo alle solite. Come riportato anche da Marco Travaglio su Il fatto quotidiano di oggi, Sallusti è stato condannato per aver attaccato Mario Calabresi, direttore de La Stampa e figlio della di Luigi Calabresi, vittima del terrorismo rosso degli anni ’70, sparando il suo sprezzante giudizio sul giornalista, a suo dire colpevole di essere troppo vicino alla sinistra:

“Mario Calabresi sta strizzando l’occhio a chi gli ha ucciso il padre”

Come detto ci sono state grandi discussioni in merito alla pena da disporre nei confronti di un giornalista che diffama ed in tanti, anche condannando il vergognoso comportamento di Sallusti, lo avevano difeso (i più esagerati avevano anche coniato l’incredibile motto “Siamo tutti Sallusti”), ritenendo per un caso del genere comunque spropositata la detenzione.

Sallusti

Quello che colpisce è il fatto che nonostante queste discussioni in merito alle responsabilità dei giornalisti, la situazione dell’informazione in Italia non è migliorata ed ancora oggi assistiamo al comportamento scorretto di molti cronisti che non si fanno problemi nel sputare veleno sulle proprie “vittime designate” e che fanno della celebre macchina del fango un riferimento costante. In che modo possiamo ovviare all’impunità di questi cronisti che si permettono di tradire la verità per i loro interessi di parte? Troppo pochi gli interventi di censura da parte di un debolissimo Ordine dei Giornalisti che, nonostante tutte le menzogne pubblicate da Sallusti e soci, raramente ha preso provvedimenti. Se il giornalismo non riesce a difendere la propria etica, non ci si deve poi stupire del successo della macchina del fango.

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Cercasi governo

E’ ormai passato quasi un mese dalle elezioni ed ancora oggi, a pochi giorni dall’inizio delle consultazioni, non si ha ancora idea di quali saranno gli sviluppi politici di questa legislatura, appena nata e già a rischio.

Questo parlamento riuscirà ad esprimere un governo?

Bersani

Ci sono alcune possibili strade che potranno essere percorse, ma le probabilità di successo non sono onestamente molte. Il presidente Napolitano ha immediatamente chiarito che non vuole un governo di minoranza, che cerchi di volta in volta i voti necessari per andare avanti, e che se non si dovesse trovare una maggioranza in questo parlamento, si dovrebbe tornare al voto (che comunque non potrebbe essere programmato prima dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica).

Il Popolo della Libertà ed il Movimento 5 Stelle sperano, da posizioni diverse, in un accordo tra centrodestra e centrosinistra che porti ad un governo di larghe intese (leggasi carrozzone) che rappresenterebbe un vero e proprio harakiri che nemmeno il Partito Democratico, imbattibile in questo campo, si infliggerebbe. Davvero difficile pensare che, anche tralasciando la distanza siderale tra sinistra e berlusconismo, Bersani e soci cadano in una trappola del genere.

L’aspetto più discusso in queste settimane è senza dubbio quello relativo al ruolo che potranno avere, soprattutto al Senato dove sono numericamente decisivi, gli eletti del Movimento 5 Stelle che potrebbero davvero rappresentare la necessaria stampella di cui avrebbe bisogno di un governo di un centrosinistra “allargato”. E’ però improbabile che Grillo lasci che i “suoi” parlamentari agiscano senza alcun vincolo, soprattutto nel caso di un governo guidato da Bersani.

La mia speranza è che il Partito Democratico decida di proporre un governo di più ampio respiro, guidato da un nome di alto profilo, magari svincolato dalle normali logiche di partito, come fatto per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Grillo ha però già dimostrato di non gradire anche di fronte a personalità come Boldrini e Grasso. Se il comico genovese dovesse mantenere questo atteggiamento, conservando anche il controllo dei “grillini”, allora le elezioni diventerebbero l’unica strada da percorrere. Con risultati al momento assolutamente imprevedibili…

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Uno non vale l’altro

XVI LEGISLATURA

Presidente del Senato della Repubblica
Renato Schifani

Più volte accusato di avere avuto stretti contatti con esponenti di rilievo di Cosa Nostra, è diventato famoso per aver promosso la legge che sospendeva i processi in corso contro le cinque più alte cariche dello Stato, con il chiaro intento di “proteggere” Berlusconi dai procedimenti a suo carico.
La citazione: “Mi sono innamorato di Berlusconi perché ho visto in lui quella naturalezza e genuinità della politica che non avevo visto in passato. E’ un grande stratega e un grande leader.”

Presidente della Camera dei Deputati
Gianfranco Fini

Dopo venti anni di alleanze con Forza Italia e Lega Nord, nei quali ha avallato qualsiasi decisione di Berlusconi nella speranza di esserne il successore, Fini ha deciso di uscire dal centrodestra per sparire elettoralmente nella lista che sosteneva Monti. Rimangono nella memoria la legge Fini-Giovanardi che aboliva la distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere e la legge Bossi-Fini in materia di immigrazione che ha scatenato durissime critiche da parte di Onu, Amnesty International, Medici Senza Frontiere…
La citazione: (parlando di Mussolini) “Il più grande statista del secolo. Se vivesse oggi garantirebbe la libertà degli italiani.”

Laura Boldrini

XVII LEGISLATURA

Presidente del Senato della Repubblica
Pietro Grasso

Giudice del primo maxiprocesso a Cosa Nostra che portò a 360 condanne e rivoluzionò il modo di combattere la Mafia. Procuratore di Palermo e successivamente Capo della Direzione Nazionale Antimafia dal 2005 al 2012, ha speso una vita nella lotta alla mafia.
La citazione: “Oggi inoltre migliaia di giovani a Firenze hanno partecipato alla“Giornata della  Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, e mi è molto dispiaciuto  non poter essere con loro come ogni anno. Hanno pronunciato e ascoltato gli oltre  900 nomi di vittime della criminalità organizzata. Nomi di cittadini, appartenenti  alle forze dell’ordine, sindacalisti, politici, amministratori locali, giornalisti, sacerdoti,  imprenditori, magistrati, persone innocenti uccise nel pieno della loro vita. Il loro  impegno, il loro sacrificio, il loro esempio dovrà essere il nostro faro.”

Presidente della Camera dei Deputati
Laura Boldrini

Ha lavorato fin dal 1984 all’Onu, occupandosi di vari ambiti quali alimentazione ed informazione, fino a diventare, nel 1998 portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR). Si è sempre battuta per i diritti dei rifugiati e non soltanto.
La citazione: “Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremmo impegnarci tutti a restituire piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.”

Siete ancora convinti che tutti i politici siano uguali?

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La parola data

Dopo mesi di polemiche e discussioni a riguardo, i due marò accusati dell’omicidio di due pescatori saranno processati in Italia. Il governo indiano, come già fatto in occasione delle feste natalizie, aveva concesso a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone di tornare a casa per poter esprimere il proprio voto nelle recenti elezioni politiche, ma il ministro degli  Affari Esteri Giulio Terzi ha stupito tutti dichiarando che, scaduto il permesso, i due fucilieri non faranno ritorno in India, come precedentemente assicurato dalla nostra diplomazia.

Ministro Terzi

Il Ministro degli Affari Esteri Giulio Terzi

Il governo indiano, per voce del premier Manmohan Singh, si è ovviamente fatto sentire accusando l’Italia di non aver mantenuto le promesse fatte:

“Abbiamo detto chiaramente che l’azione intrapresa dal governo italiano è inaccettabile. Le autorità italiane hanno violato tutte le regole dei rapporti diplomatici e messo in discussione gli impegni assunti solennemente dai suoi rappresentanti nei confronti della Corte Suprema.”

Il nostro governo non si è però preoccupato delle norme internazionali e delle probabili conseguenze economiche e diplomatiche che questo vergognoso voltafaccia causerà. Quale credibilità può avere l’Italia nel mondo quando sceglie deliberatamente di non mantenere la parola data? E’ davvero triste pensare che il nostro governo abbia ritenuto più importante riportare in Italia due persone che hanno sparato ad una barca di pescatori, dimostrando di fatto di considerare l’India un paese incivile che non è in grado di giudicare con la dovuta imparzialità i due accusati, che tenere fede agli impegni che ci arrivano dal diritto internazionale. Una brutta figura che avremmo sinceramente voluto evitare.

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Peggio della mafia

Dalla mezzanotte di venerdì erano proibiti i commenti dei leader politici per il cosiddetto silenzio elettorale, ma Silvio Berlusconi ha voluto comunque intervenire sparando nuovamente a zero sulla magistratura:

“Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa”

Se siete d’accordo con lui votate per il suo partito, altrimenti scegliete un’altra lista. La scelta è davvero semplicissima. Vi sentite più rappresentati dalle parole di Berlusconi o dall’azione di magistrati come Falcone, Borsellino e troppi altri che sono morti per combattere la mafia?

La risposta sarà nei dati definitivi che usciranno dalle urne lunedì sera.

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Aspettando il cambiamento

Si è conclusa la breve, ma comunque estenuante campagna elettorale che porterà al voto di domani e lunedì e quindi ad un nuovo parlamento che si spera possa dimostrarsi molto diverso dal precedente. Per molto tempo i vari partiti hanno promesso un rinnovamento che avrebbe dovuto garantire facce nuove ed una politica effettivamente diversa, mentre in realtà queste promesse hanno presto lasciato il posto ai vecchi protagonisti ed ai soliti accordi elettorali che hanno caratterizzato le ultime legislature. La destra che diceva di volersi rinnovare, per  ripresentarsi davanti agli elettori con un nuovo progetto politico, nato dall’abbandono di Berlusconi e da vere primarie per stabilire il prossimo leader, ha poi nuovamente puntato sul vecchio ticket PDL-Lega con Berlusconi come vero mattatore (nonostante le dichiarazioni che lo volevano in posizione defilata in un eventuale nuovo governo di centrodestra in favore del timido Alfano).

Tovagliolo Berlusconi

Il tovagliolo dove Berlusconi aveva tracciato il presunto nuovo corso del centrodestra

Berlusconi aveva anche disegnato la nuova tendenza che avrebbe dovuto portare ad un centrodestra “nuovo e pulito”, ma con l’avvicinarsi del voto qualsiasi vana illusione di rinnovamento è stata definitivamente abbandonata. Gli elettori del centrodestra si ritrovano quindi con la stessa coalizione di sempre, in mano ai soliti noti e zeppa di impresentabili. Crederanno ancora nelle solite vecchie promesse?

Il centrosinistra, sicuramente stimolato dalla “rottamazione” voluta da Matteo Renzi e dalla minaccia elettorale rappresentata dal Movimento 5 stelle, ha messo da parte molti dei suoi  leader storici (D’Alema e Veltroni in primis) ed ha istituito delle primarie per far scegliere agli elettori anche una consistente parte dei suoi candidati per la Camera ed il Senato, ma sembra non aver attraversato completamente il guado. In particolare, il Partito Democratico è ancora troppo lontano dalla gente, impermeabile alle contaminazioni esterne ed ancora troppo timido nell’aprirsi alle associazioni ed ai movimenti che gravitano nel mondo del centrosinistra. Troppo spesso questo atteggiamento di rinnovamento appare quindi orientato ad un cambiamento solo di facciata, studiato per “accontentare” i potenziali elettori, stanchi dei privilegi della casta.

Non si può certo parlare di cambiamento, senza citare il Movimento 5 stelle che, come vera novità politica di queste elezioni, propone di spazzare via (da qui la definizione di “Tsunami tour”) la vecchia classe dirigente per proporre un nuovo modello fatto di democrazia liquida e di scelte innovative. Sarà vera gloria? Il Movimento 5 stelle, una volta arrivato in Parlamento (i sondaggi gli attribuiscono un risultato elettorale molto positivo), saprà mantenere questa carica di innovazione, perdendo magari per strada certe esagerazioni che molti elettori, che come Grillo  sognano un cambiamento, non tollerano?

Monti, al suo arrivo a Palazzo Chigi alla fine del 2011, poteva rappresentare un volto nuovo,  ma la coalizione che lo sostiene, fatta dai soliti Casini e Fini, non riesce a rappresentare una vera novità politica e la campagna elettorale condotta dall’ormai ex presidente del Consiglio somiglia da vicino a quella dei peggiori politicanti della nostra storia repubblicana, fatta di dichiarazioni ad effetto, prontamente smentite, e di “marchette” televisive di dubbio gusto.

Se poi andiamo a vedere anche i partiti minori, la carica innovativa che all’inizio aveva caratterizzato i movimenti Fare – Per fermare il declino e Rivoluzione Civile si è velocemente ridotta. Il partito di Ingroia, che molti speravano potesse essere un punto di riferimento per gli elettori di sinistra delusi dal Partito Democratico, è diventato presto il rifugio per molti vecchi politicanti o leader di partiti minuscoli che da soli non sarebbero stati eletti e che ora invece, raggruppati sotto un unico simbolo, potrebbero raggiungere la soglia necessaria per entrare in parlamento.

Considerando che una rivoluzione nella politica italiana, non può necessariamente avvenire in una sola notte, siete soddisfatti dal cambiamento che la scena politica ha visto in questi mesi? Per quanto mi riguarda penso che si poteva (e si doveva) fare di più, ma che domani e lunedì, nonostante un’orribile legge elettorale e le scelte timide di molti partiti, gli italiani possano dare maggior concretezza al cambiamento che molti, a parole, si augurano.

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Il presidente più povero

Il presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica ha deciso di rinunciare al 90% dello stipendio che gli veniva corrisposto per il suo ruolo istituzionale, accontentandosi di ricevere solamente 1.500 dollari, come tanti “non eletti” uruguayani e di condurre una vita normale, lontana dagli eccessi e dalla ricchezza di molti suoi colleghi.

José Mujica

“Mi chiamano il presidente più povero del mondo, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi.”

Perché in Italia un atteggiamento del genere sembra ormai una cosa dell’altro mondo?

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